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BALI: ISOLA DEGLI DEI

 

 
Bali e’ un’isola fertilissima, ha una superficie di poco piu’ di 5.600 Kmq, quasi come la Liguria, ed e’ a 8 gradi a sud dell’equatore, a nord del tropico del Capricorno. E’ montagnosa. La catena centrale corre per l’intera lunghezza dell’isola con vette molto alte. La montagna “madre”, sede degli dei, Gunung Agung, supera i 3.000 metri. Ai piedi dei monti, fino al mare, risaie terrazzate formano un panorama indimenticabile.
 

 
Con insediamenti gia’ in epoca preistorica, sede di regni dei raja Mehiapait, l’isola e’ ricca di cultura e di arte (teatro, danze, musica, scultura, pittura) con notevoli e numerosi monumenti (in particolare templi) da visitare, e interessanti forme di artigianato artistico.
 
Caratteristiche peculiari: la ricchezza dei paesaggi, le tradizioni e il folclore che si presentano sotto gli occhi dei turisti, tutti i giorni.
 

 

 
Uno dei motivi di interesse di questa che e’ chiamata “isola degli dei” e’ il credo del suo popolo.
 
Feste, cerimonie, costumi sono infatti legati alla religione che condiziona ogni momento della giornata.
 
Qui vi e’ una concezione dualistica del mondo. Tutto e’ contrapposto: cielo/terra, sole/luna, giorno/notte, dei/demoni. Si deve combattere il male, ma si sa che mai potra’ essere estirpato. Sia ai demoni che agli dei bisogna presentare offerte. Ai primi perche’ non nuocciano, agli dei affinche’ diano la loro protezione.
 

 
Le tipiche offerte disposte a torre – gebogan – che le donne portano sulla testa, deposte nel padiglione, durante l’odalan festa annuale del tempio, per raccolgliere le divinita’.
 

 
A Bali gli dei sono presenti ovunque, abitano qui sin dall’inizio, nelle sorgenti, nei monti, negli alberi. Essi dominano dai vulcani piu’ alti e scendono in occasioni particolari tra gli uomini, nei templi. Vi sono oltre 11.000 templi e il panorama e’ punteggiato da queste costruzioni – a volte grandi e maestose, a volte piccole e modeste (nei campi) – dedicate alla dea del riso o del mare, alla dea della morte o al fondatore del villaggio, a un antenato divinizzato.
 
Quasi certamente incontrerete processioni dirette a uno dei templi, perche’ le feste annuali sono oltre duecento. Le donne, nel classico costume – sarong e kebaya - portano sulla testa, fiori, frutta, cibo, da far benedire, gli uomini suonano il ”gamelan”, un complesso di strumenti a percussione. In ogni angolo della strada, davanti a ogni casa o attivita’ commerciale trovate a terra piccoli cestini di foglie di bambu’ intrecciate con fiori, riso, frutta. Sono offerte per i demoni.
 

 

 
Agli antichi rituali balinesi si sono sovrapposti, nello scorrere dei secoli, induismo e buddismo.
 
I balinesi credono nel culto degli antenati e il fondatore di un villaggio e’ adorato come il dio di quella comunita’. Non esiste nessuna legge, nessun dovere che non sia prescritto dagli dei e nessuna gioia che non abbia origine divina.
 
Una cerimonia bellissima e’ la cremazione dei defunti. Se avrete la fortuna di assistere a questa “festa” – per i balinesi e’ un momento dei grande gioia perche’ l’anima del morto e’ finalmente libera – organizzata per un defunto ricco o nobile, avrete visto una delle manifestazioni popolari piu’ belle al mondo.
 

 
La pitta forma portata a spalle da decine di uomini transporta il corpo di un raja alle luogo della cremazione. La torre a molti tetti, in numero variabile a seconda della casta, simboleggia i molti cieli da’ raggiungere.
 

Foto del 1902
 
Il tempio e’ la piu’ importante istituzione dell’isola. In ogni villaggio ve ne devono essere almeno tre: “pura desa” nel quale si svolgono le feste, “pura puseh” aperto a tutte le divinita’ e il “pura dalem” dedicato alla dea della morte, ‘Durga’, e alle anime defunte.
 
Il tempio e’ composto da due o tre cortili. Vi sorgono santuari e padiglioni, piattaforme coperte e, molto caratteristici, i “meru”, costruzioni a forma di pagoda con tetti da 1 a 11, secondo l’importanza della divinita’ alla quale e’ dedicato.
 
Ogni famiglia all’interno del suo recinto abitativo ha piu’ tempietti dedicati agli dei e agli antenati. Non esistono immagini o idoli, perche’ gli dei sono invisibili e inafferrabili.
 
Per quanto numerosi siano gli dei, ai quali si richiede protezione, in realta’ essi rappresentano forme diverse della trimurti, la trinita’ indiana nella quale Brahama e’ il dio creatore, Vishnu il dio che preserva il creato, mentre Shiva annulla le forme materiali dell’esistenza.
 
La trimurti si identifica in un solo dio supremo: Ida Sanghyang Widhi Wasa – l’unico del quale si ha un’immagine - rispettando cosi’ il dettato della Costituzione che permette liberta’ di culto ma vuole che ogni religione si identifichi in un dio unico.
 

Immagine dell dio supremo, nel padmasana, trono di peitra.
La swastika in senso contrario raffigura la ruota della vita che gira in senso orario.
 
 
BALI NEI NUMERI
  • 8 gradi a sud dell’equatore
  • 5.532 kmq. di estensione (Liguria 5.416)
  • 2.900.000 abitanti – 525 per kmq. (350 Liguria)
  • 2 vulcani: Gunung Agung m.3.140; Gunung Batur m. 1.700
  • 95 per cento della popolazione induista

Clima
  • tropicale: caldo tutto l’anno con minime variazioni; minima 25/27, massima 30/31 gradi
  • ad agosto (qui e’ il periodo invernale) 24/29 gradi
  • piovosita’: dicembre-febbraio, piogge (piove acqua tiepida!) che pero’ non durano tutto il giorno: giugno - settembre non piove, solo qualche temporale
Periodo di visita
  • In pratica tutto l’anno e per la temperatura e per la scarsa violenza delle piogge. Inoltre nei mesi da novembre a febbraio (l’estate balinese) vi sono molte interessanti cerimonie, anche se ne vedrete in qualunque periodo.
Flora
  • Ovunque magnifiche risaie terrazzate. Poi waringing (baniano), frangipane, palma da cocco e da zucchero, caffe’, spezie.

 
Economia
  • Agricoltura 40%, turismo 30%, 20% servizi; 70% esportazione dei manufatti.

Un artigiano al lavoro completa una maschera. E’ diretta ai turisti, quelle per le cerimonie sono sacre e prevedono dei riti propiziatori.
 

 
Insediamenti turistici
  • Nel sud dell’isola Ubud, Nusa Dua, Sanur, Kuta/Legian/Seminyak/Basangkasa
  • Nel nord-ovest: Menjangan, Lovinia
  • Nel nord-est: Candi Dasa, Amed, Tulamben
Calendari
Vige per la comunita’ civile quello mondiale. Per la religione balinese sono tre:
  • ‘Pewkan’: 10 settimane da 1 a 10 giorni
  • ‘Wuku’: 30 settimane da 7 giorni
  • ‘Saka’: lunare, il mese inizia con la luna nuova (feste dei turisti sulle spiagge).
Caste
Casta e’ una parola portoghese e vuol dire “divisione dei compiti”. Il sistema delle caste, bandito dal Governo, resiste nei rapporti tra balinesi.
  • Casta brahamana: vi appartengono gli alti sacerdoti e loro famiglie. Titolo nobiliare: Ida Bagus
  • Casta satria o ksatria: principi guerrieri, raya. Titolo nobiliare: Anak Agung o Dewa o Cokorda
  • Casta wesia: amministratori pubblici, professionisti. Titolo nobiliare: Gusti
  • Casta sudria: il 90% della popolazione.
  • Non esistono gli ‘intoccabili’.
Nella raffigurazione simbolica, i brahamani sono la bocca, i satria le braccia, i wesia le gambe, i sudria i piedi.
 

Pedanda – grandi sacerdoti di casta brahmana – mente pregano in un tempio. Sul capo le insegne religiose del loro grado.
 

 
STORIA
 
Le prime tracce di insediamenti risalgono al 300 a.C.
 
Incisioni su pietra e manufatti del VII sec. d.C.
 
Agli inzi del 1000 re Airlanga di Giava, figlio di una principessa balinese, estende il suo dominio sull’isola. Alla sua morte Bali gode di due secoli di indipendenza.
 
Dal 1300 la dinastia dei Majapait, imperante su Giava, alla morte del raja piu’ importante, Dalem Badulu (1343), riporta Bali sotto l’influenza giavanese.
 
Quando l’Islam si diffonde prepotente su Giava i principi induisti si trasferiscono a Bali (1478) e formano negli anni otto regni.
 
Nel 1597 sbarcano i primi europei: Olandesi. Il raja - Dewa Agung - li riceve andando loro incontro su un carro trainato da buoi bianchi, ricoperto di gioielli, con un seguito di 200 mogli e 300 dignitari. Seguono gli anni d’oro del regno di Gelgel.
 

Disegno olandese del 1600.

 
Agli inzi del 1700 gli Olandesi intensificano i commerci, creano punti di sbarco, tendono ad occupare l’isola, mettendo in disaccordo i vari raja.
 
Nel 1841, con il pretesto di un vascello incagliato depredato dai locali, gli Olandesi occupano il nord. Ma sono costretti a fermarsi per la imprevista resistenza dei Balinesi. Per la religione locale e’ la dea del mare, Batara Baruna, che manda un dono alla popolazione.
 
1846 arrivano con 58 vascelli e 3000 uomini. Il principe Jelantik li respinge sulle alture.
 
1848: nonostante i loro 75 cannoni gli Olandesi vengono ancora una volta respinti.
 
1849: terza spedizione con 100 vascelli, 50 fregate, 30 bastimenti, 8000 tra soldati e marinai e i cannoni che sparano dalle navi sulla costa sono una forza inarrestabile. Il raja del Karangasem per non cadere in mano agli Olandesi mette in atto l’antico rito del puputan: si suicida. Il raja del Buleleng e l’eroe della resistenza Gusti Ktut Jelantik cadono anche loro.
 

Guerrieri in abito di battaglia - 1880
 
Tra alterne vicende, nella seconda parte del XIX secolo, si intensificano i commerci e si cercano accordi con i principi locali.
 

Il raja del Karangasem con il nipote agli inzi del 1900.
 
1906: gli Olandesi bombardano Dempasar, capitale del Badung, con la scusa che e’ stata depredata una goletta cinese naufragata, posta sotto la loro protezione. Il raja sceglie anche lui il rito del puputan, con tutto il seguito, dopo aver incendiato il palazzo reale.
 

Pianta del palazzo reale di Denpasar, sede del raja del Badung.
 

Disegno di fantasia per un periodico francese del tempo.
Testimonia l’eco che ebbe in Europa la tragedia balinese.
 
Il principe di Tabanan, fatto prigioniero, si uccide e le mogli attuano il rito del suttee: si gettano vive nella pira.
 

Disegno che raffigura la prima moglie del raja che si butta nel fuoco per morire insieme al marito, al momento della cremazione. La seguiranno le altre. Il rito si chiama “sutee”.
 
Il principe del Gelgel sconfitto si sacrifica: e’ un altro puputan.
 
1908: uscito dal puri il Dewa Agung raja di Klungkung, si presenta ai fucili olandesi con tutto il suo seguito: e’ una carneficina e la distruzione del puri.
 

Palazzo di Klungkung. Distrutto dai cannoni olandesi, rimane solo un padiglione.
 
Nel 1908, con l’occupazione totale dell’isola i discendenti dei raja conservano solo cariche di rappresentanza, senza effettivo potere. Sono sempre pero’ considerati dewa, dei in terra, capi spirituali. Rimangono i regni di Karangasem e Gianyar, che hanno trovato un accordo diplomatico sono anch’essi sotto il protettorato Olandese.
 

Il raja di Gianyar, con la moglie, in una foto del 1910.
 

 
Gusti bagus jelantik, raja del karangasem con la moglie e la figlia nel 1923
 
Negli anni 20 inizia il turismo a Bali. Nel 1930 oltre 100 turisti al mese visitano l’isola.
 

 
Gli ex raja, ora solo rappresentanti locali e capi spirituali di Bali, durante un incontro nella residenza del governatore olandese di Bali e Lombok a Singaraja, intorno al 1930. Da destra a sinistra: 1.Concorda Alit Ngurah, di Badung. 2. Anak agung Ngurah di Bangli. 3. Anak Agung Putu Jelantik di Buleleng. 4. Anak Agung Anglurah Ketut Karangasem del Karangasem. 5. Die Anak Agung Ngurah Agung di Gianyar. 6. Anak Agung Bagus Negara di Jemberana. 7. Dewa Agung Oka Geg di Klungkung. 8. I Gusti Ngurah Wayan di Tabanan.
 

 

 
Nel 1942 – e’ scoppiata la guerra mondiale - i Giapponesi invadono l’isola e trattano duramente la popolazione.
 
Il 15 agosto del ’45 i Giapponesi si arrendono agli Alleati.
 
Il 17 l”Indonesia si proclama indipendente.
 
Gli Olandesi cercano di riprendere il possesso dell’isola. Si formano gruppi di partigiani che combattono aspramente contro la nuova occupazione.
 
Capo della resistenza e’ Ngurah Rai e al grido di “merdeka atau mati” – liberta’ o morte - cacciato sulle montagne e sconfitto, il patriota effettua l’ultimo puputan della storia, a Marga, combattendo con solo 95 uomini in uno scontro suicida pur di non arrendersi. E’ in suo onore che l’aereoporto si intitola Ngurah Rai.
 
L’indipendenza e’ riconosciuta dagli Olandesi nel 1949.
 

Muspa: e la preghiere che ha una precisa sequenza: si alzano al cielo le mani vuote, poi con petali di fiori, poi con una composizione. Tutte le preghiere sono seguite dalla benedizione con l’acqua lustrale e la distribuzione del riso benedetto che i fedeli si applicano alle tempie.